Repubblica Centrafricana: Civili vittime di violenze

Africa violence HRW

(Nairobi) – La violenza che minaccia i civili è aumentata negli ultimi mesi, nelle regioni centro-sud e sud-est della Repubblica Centrafricana. Per proteggere le persone a rischio, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dovrebbe rinnovare il mandato di UN Peacekeeping Mission prima del suo termine (15 novembre 2017) e approvare una richiesta del 18 ottobre, fatta al Segretario generale dell’ONU António Guterres, per l’invio di più truppe. Le forze di pace delle Nazioni Unite, in molti casi, sono state strumentali nel proteggere i civili; I 15 membri del Consiglio, dovrebbero dare alla missione di Peacekeeping (MINUSCA) delle risorse aggiuntive. L’ONU stessa, spiega la necessità primaria di proteggere i civili dagli attacchi, inclusi gli abusi sessuali.

“Nel 2017, la Repubblica Centrafricana, vanta un tasso di uccisioni tra i civili, in ogni settore, preoccupante; In fatti, in tutto il paese, i civili sono alla disperata ricerca di protezione”. Questo è quanto ha riportato Lewis Mudge, ricercatrice senior di Human Rights Watch per l’Africa. “Il Consiglio di sicurezza, dovrebbe dare alla missione, le risorse necessarie per proteggere i civili, compreso un numero di truppe sufficienti per rispondere alla recrudescenza della violenza sui civili e per proteggere i campi per sfollati”.

In agosto, settembre e ottobre, Human Rights Watch ha documentato le uccisioni di almeno 249 civili da parte di gruppi armati, nella parte centro-meridionale e sud-orientale del paese. Human Rights Watch, ha anche documentato venticinque casi di stupro nella provincia di Basse-Kotto nello stesso periodo, secondo il modus operandi sistematico dei gruppi armati.

Il combattimento attuale, ha costretto decine di migliaia di persone a fuggire dalle loro case. Dal mese di maggio, il numero totale di sfollati all’interno del paese (basato sui dati dell’ONU) è salito a 600.300 e il numero totale di rifugiati a 518.200 il più alto dalla metà del 2014 ad oggi.

Leggi l’intero articolo alla pagina https://www.hrw.org/news/2017/10/27/central-african-republic-civilians-targeted-violence-surges?utm_content=bufferc0ab8&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer

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Sospettato di legami con ISIS? Violazione dei diritti sui civili e pressioni intimidatorie contro alcuni operatori umanitari.

Sospettato di legami ISIS_

Bartella – Iraq:  05 Ottobre 2017

Centinaia di migliaia di civili in Iraq, hanno sofferto terribilmente per mano dello stato islamico, noto anche come ISIS. Ora le famiglie di chi è sospettato di aver agito con il gruppo estremista, sono nel mirino delle forze irachene che, continuano a riconquistare il territorio.‎

‎Nell’ Iraq federale e nella regione del Kurdistan, le forze di sicurezza hanno il controllo diretto sui congiunti ritenuti affiliati a ISIS, (famiglie ISIS‎‎) spesso indicate dalle autorità locali e comunità come sfollate dai combattimenti. Questo è sufficiente per giustificarne la costrizione in campi e le gravi limitazioni di movimento.

‎Per essere chiari, il termine “sfollato” da una zona di combattimento, cioè non accusato di un reato, non pregiudica il diritto di tornare a casa (se in loco, non sono più in corso operazioni militari) ne di ottenere eventuali risarcimenti,  per proprietà distrutte dal conflitto.
Inoltre, gli sfollati, hanno anche il diritto di muoversi liberamente in tutto il paese o trasferirsi altrove, se preferiscono. Per legge, le autorità non possono utilizzare campi di accoglienza, come prigioni all’aperto.

Leggi l’articolo alla pagina http://www.hrw.org/news/2017/10/05/suspected-isis-ties-some-aid-workers-may-be-shying-away

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Birmania: le azioni delle forze militari locali, costituiscono crimini contro l’umanità.

Asia

(New York) – Le forze di sicurezza birmane stanno commettendo crimini contro l’umanità con azioni violente avverso la popolazione Rohingya in Birmania, ha dichiarato oggi Human Rights Watch.
Deportazioni forzate, omicidi, stupri e persecuzioni contro i musulmani Rohingya nello Stato Rakhino del nord, hanno quale conseguenza, innumerevoli morti e spostamenti di massa.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e i paesi interessati dovrebbero urgentemente imporre sanzioni mirate, oltre a un embargo sulle armi e sulle forze birmane, per fermare altri crimini contro l’umanità, ha dichiarato Human Rights Watch.
Il Consiglio di sicurezza dovrebbe chiedere che la Birmania consenta alle agenzie di aiuto di accedere alle persone in difficoltà, autorizzando l’accesso a una missione d’inchiesta delle Nazioni Unite per indagare sugli abusi e garantire il ritorno sicuro e volontario degli sfollati.
Il Consiglio dovrebbe anche discutere le appropriate misure per consegnare alla giustizia i responsabili dei crimini contro l’umanità, anche prima della Corte penale internazionale .

“L’esercito birmano espelle brutalmente i Rohingya dal nord Stato Rakhine”, ha dichiarato James Ross , direttore legale e politico di Human Rights Watch; “I massacri degli abitanti del villaggio e la persecuzione di massa, che induce le persone alla fuga dalle loro case, costituiscono un crimine contro l’umanità”

Leggi l’intero articolo, alla pagina  https://www.hrw.org/news/2017/09/25/burma-military-commits-crimes-against-humanity

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ONU: indennizzare le vittime di avvelenamento da piombo in Kosovo.

KossovoUN

New York, 7 settembre 2017
Il fallimento delle Nazioni Unite, in riferimento al risarcimento per le vittime di avvelenamento da piombo, diffuso nei campi dell’Organizzazione delle Nazioni Unite in Kosovo, ha lasciato le famiglie “colpite” a lottare per curare i propri parenti rimasti sottoposti alla contaminazione, come riportato da Human Rights Watch.

Circa 8.000 persone rom, ashkali ed egiziane furono costrette a lasciare le loro case, nella città di Mitrovica dopo la guerra del Kosovo 1998-1999, e raccolte nei campi di accoglienza dell’ONU.
Il governo, allora de facto dell’ONU (Unmik), ha resettato in Kosovo circa 600 campi contaminati dal piombo, di una miniera industriale vicina.

Nel 2016, un gruppo di consulenza per i diritti umani delle Nazioni Unite ha rilevato che, la missione dell’amministrazione interinale delle Nazioni Unite in Kosovo, aveva violato i diritti delle persone colpite sia nella vita quotidiana che nella salute; Dichiarò inoltre che, l’UNMIK fu allertata sui rischi per la salute (i residenti nei campi sono stati esposti a partire dal novembre 2000), ma non riuscì a trasferire in un ambiente sicuro i residenti, fino a dieci anni più tardi. Per questi motivi, il gruppo di consulenza, raccomandò di scusarsi e di pagare un indennizzo individuale.

Nonostante le raccomandazioni del gruppo per i diritti umani, le Nazioni Unite annunciarono nel Maggio 2017 che avrebbero creato solo un fondo fiduciario volontario come progetto di assistenza comunitaria, in aiuto alle comunità rom, ashkali ed egiziane.
“L’ONU dovrebbe smettere di ignorare i propri consulenti e riconoscere un’indennità alle persone che vivranno i danni e le difficoltà per tutta la vita a causa delle negligenze delle Nazioni Unite”. Così ha dichiarato Katharina Rall, ricercatore dell’ambiente per Human Rights Watch.
“Come può l’ONU aspettarsi di indurre, in modo efficace, i governi ad assumersi le proprie responsabilità in caso di abusi, se non farà per prima la cosa giusta, riguardo al danno causato alle minoranze etniche, in Kosovo”?

Leggi l’articolo in lingua inglese alla pagina
https://www.hrw.org/news/2017/09/07/un-compensate-kosovo-lead-poisoning-victims

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Sposare il proprio stupratore?

Nelle ultime settimane, i parlamenti tunisini, giordani e libanesi hanno abrogato le disposizioni dei loro codici penali che, hanno permesso a rapitori e stupratori di sfuggire alla detenzione, sposando le loro vittime.
Disposizioni come queste, in gran parte reliquie dell’epoca coloniale, rimangono in vigore, sia nei predetti paesi, sia altrove.
Alcuni Stati, permettono l’esonero per una serie di reati gravi, incluso il sequestro, lo stupro e il sesso con un bambino (violenza statutaria) se il perpetratore sposa la vittima.
Algi

Il 26 luglio il parlamento tunisino ha abrogato del tutto l’articolo 227b, approvando la legge sull’eliminazione della violenza contro le donne. Meno di una settimana dopo (il 1 agosto) la casa inferiore del parlamento di Giordania ha approvato la completa abrogazione dell’articolo 308. L’emendamento del codice penale di Giordania deve ancora andare in “aula superiore” nominata per approvazione sulla richiesta che, la firma del re diventi legge. Il 16 agosto, il parlamento del Libano ha abrogato l’articolo 522 , consentendo ai rapitori di sfuggire all’azione penale sposando la vittima e concedendo “una scappatoia” nei reati relativi al sesso con minori  tra i 15-17 anni, includendo la seduzione a fare sesso, di una ragazza vergine se preceduta da promessa di matrimonio.

(Fonte: Rothna Begum)
aljazeera

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Indonesia: L’Hasba Bill ‘minaccia le minoranze religiose.

Una nuova bozza di legge, rafforza la blasfemia discriminatoria.

HRW indonesia

(Jakarta) – Il governo indonesiano,  non dovrebbe accettare un progetto di legge per protezione dei diritti religiosi, se questo è in grado di  rafforzare le norme esistenti, le quali discriminano le minoranze religiose, ha dichiarato oggi Human Rights Watch.

Il disegno di legge sulla protezione dei diritti religiosi, si prevede sarà davanti al parlamento entro la fine del 2017, sancisce sia la legge basiva sulla blasfemia di Indonesia, sia i decreti sia proibiscono alle minoranze di costruire case di culto. Il progetto di legge impone, a una qualsiasi religione, criteri eccessivamente ristretti, che impongono un riconoscimento statale, aumentando i poteri dei forum ufficiali di armonia religiosa (Forum Kerukunan Umat Beragama o FKUB).”

Il disegno di legge per i diritti religiosi erroneamente indicato non è altro che una ripetizione di regolamenti altamente tossici contro le minoranze religiose in Indonesia”, ha dichiarato Andreas Harsono , ricercatore senior dell’Indonesia. “Il governo indonesiano dovrebbe abolire tali regolamenti discriminatori, anziché raccoglierli sotto l’impiego cinico di” protezioni religiose “.

  pdf_ Bozza di legge “protezione dei diritti religiosi” (Traduzione non ufficiale)

 

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Muore detenuto, Liu Xiaobo.

Liu Xia

Il premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, è morto in custodia detentiva, senza avere più gustato la libertà.
La notizia della sua morte è stata accolta con un’ondata di dolore in tutto il mondo, con grande rabbia per il trattamento brutale che, la Cina ha adoperato nei confronti di questo scrittore e filosofo, anche nei suoi ultimi giorni.
Liu Xiaobo è stato un campione della nonviolenza e dei diritti umani. La sua lotta per il rispetto dei diritti umani e la democrazia, continuerà a vivere, quanto il suo ricordo. L’obiettivo attuale, è liberare sua moglie Liu Xia, oltre alle pressioni per la liberazione di ogni persona, ingiustamente detenuta in Cina.

Leggi l’intero articolo, alla pagina https://www.hrw.org/news/2017/07/13/china-democratic-voice-liu-xiaobo-dies-custody

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