Sospettato di legami con ISIS? Violazione dei diritti sui civili e pressioni intimidatorie contro alcuni operatori umanitari.

Sospettato di legami ISIS_

Bartella – Iraq:  05 Ottobre 2017

Centinaia di migliaia di civili in Iraq, hanno sofferto terribilmente per mano dello stato islamico, noto anche come ISIS. Ora le famiglie di chi è sospettato di aver agito con il gruppo estremista, sono nel mirino delle forze irachene che, continuano a riconquistare il territorio.‎

‎Nell’ Iraq federale e nella regione del Kurdistan, le forze di sicurezza hanno il controllo diretto sui congiunti ritenuti affiliati a ISIS, (famiglie ISIS‎‎) spesso indicate dalle autorità locali e comunità come sfollate dai combattimenti. Questo è sufficiente per giustificarne la costrizione in campi e le gravi limitazioni di movimento.

‎Per essere chiari, il termine “sfollato” da una zona di combattimento, cioè non accusato di un reato, non pregiudica il diritto di tornare a casa (se in loco, non sono più in corso operazioni militari) ne di ottenere eventuali risarcimenti,  per proprietà distrutte dal conflitto.
Inoltre, gli sfollati, hanno anche il diritto di muoversi liberamente in tutto il paese o trasferirsi altrove, se preferiscono. Per legge, le autorità non possono utilizzare campi di accoglienza, come prigioni all’aperto.

Leggi l’articolo alla pagina http://www.hrw.org/news/2017/10/05/suspected-isis-ties-some-aid-workers-may-be-shying-away

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Birmania: le azioni delle forze militari locali, costituiscono crimini contro l’umanità.

Asia

(New York) – Le forze di sicurezza birmane stanno commettendo crimini contro l’umanità con azioni violente avverso la popolazione Rohingya in Birmania, ha dichiarato oggi Human Rights Watch.
Deportazioni forzate, omicidi, stupri e persecuzioni contro i musulmani Rohingya nello Stato Rakhino del nord, hanno quale conseguenza, innumerevoli morti e spostamenti di massa.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e i paesi interessati dovrebbero urgentemente imporre sanzioni mirate, oltre a un embargo sulle armi e sulle forze birmane, per fermare altri crimini contro l’umanità, ha dichiarato Human Rights Watch.
Il Consiglio di sicurezza dovrebbe chiedere che la Birmania consenta alle agenzie di aiuto di accedere alle persone in difficoltà, autorizzando l’accesso a una missione d’inchiesta delle Nazioni Unite per indagare sugli abusi e garantire il ritorno sicuro e volontario degli sfollati.
Il Consiglio dovrebbe anche discutere le appropriate misure per consegnare alla giustizia i responsabili dei crimini contro l’umanità, anche prima della Corte penale internazionale .

“L’esercito birmano espelle brutalmente i Rohingya dal nord Stato Rakhine”, ha dichiarato James Ross , direttore legale e politico di Human Rights Watch; “I massacri degli abitanti del villaggio e la persecuzione di massa, che induce le persone alla fuga dalle loro case, costituiscono un crimine contro l’umanità”

Leggi l’intero articolo, alla pagina  https://www.hrw.org/news/2017/09/25/burma-military-commits-crimes-against-humanity

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Le donne che amiamo

Violenza domestica in Brasile.

Domenica scorsa alle 6.30, Cláudia Zerati è stata uccisa nel suo appartamento, in un edificio con piscina, palestra e sauna a Perdizes, un quartiere di classe superiore a São Paulo. Circa 34 ore più tardi, Siria Silva Souza è stata uccisa in una baracca di legno a Jardim Ângela, un quartiere di São Paulo di squatters, senza strade asfaltate o elettricità.

Zerati era una quarantaduenne, bianca.  Souza una diciottenne nera. Zerati era un giudice. La relazione della polizia, non elenca l’occupazione di Souza. C’è anche Maria do Carmo Cândido, sessantasettenne e Celina Moura Mascarenhas Gama, trentacinquenne, avvocato. Sono state uccise anche loro a San Paolo, il lunedì.

Quattro donne uccise in due giorni da partner o ex partner. Uomini che sostenevano di amarle.

Violenza domestica in Brasile

Questi casi non sono eccezionali, come dimostrano le nostre ricerche a San Paolo e Roraima – secondo gli ultimi dati nazionali, stiamo parlando dello Stato con il più alto numero di assassini di donne in Brasile. Infatti, ci troviamo davanti un quadro di vittime uccise da uomini che, pensano al corpo di una donna come a una loro proprietà: “Sono donne di tutte le età, provenienti da ogni parte del mondo, che vivono in ogni angolo del paese”.

Vengono spesso uccise con straordinaria brutalità, con coltelli, martelli e in alcuni casi, date alle fiamme. Gli assassini, quando sono agenti di polizia tendono ad usare le loro pistole. Gli abusatori a volte, si accaniscono anche contro i membri della famiglia, gli amici delle donne o ai loro figli, quando sopravvivono.
Questi bambini, porteranno con loro l’impronta di quell’esperienza traumatica, per il resto della vita.

Quando una donna viene uccisa, quale conseguenza di una violenza domestica, nessuno è competente e alla fine tutti gli inquirenti, falliscono. È indispensabile rinviare a giudizio le persone responsabili  di tali omicidi, con prove provenienti da rilevamenti ottenuti in fase d’indagine.
E ancora: “ Avremmo potuto fare qualcosa di più, come società per prevenire quelle morti?”
La risposta è un sonoro SI.

Anche quando le donne sono in grado di presentare una denuncia, non andrebbe da nessuna parte. Un’indagine parlamentare del 2013 ha scoperto che, in alcuni Stati, solo una piccola percentuale di denunce, divengono indagini e solo un ancor minore percentuale di queste, risultano in accuse presentate contro gli abusi.
La maggior parte degli Stati non si preoccupa di fornire dati sull’inchiesta.

La nostra ricerca a Roraima, sostiene la seguente conclusione:
“Grazie a una legge legislativa del 2006, nota come legge Maria da Penha, le donne in pericolo possono ottenere un ordine di protezione, ma la maggior parte di questi ordini non sono ancora monitorati in Brasile”.

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Leggi l’intero articolo alla pagina https://www.hrw.org/news/2017/08/28/women-we-love

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Sposare il proprio stupratore?

Nelle ultime settimane, i parlamenti tunisini, giordani e libanesi hanno abrogato le disposizioni dei loro codici penali che, hanno permesso a rapitori e stupratori di sfuggire alla detenzione, sposando le loro vittime.
Disposizioni come queste, in gran parte reliquie dell’epoca coloniale, rimangono in vigore, sia nei predetti paesi, sia altrove.
Alcuni Stati, permettono l’esonero per una serie di reati gravi, incluso il sequestro, lo stupro e il sesso con un bambino (violenza statutaria) se il perpetratore sposa la vittima.
Algi

Il 26 luglio il parlamento tunisino ha abrogato del tutto l’articolo 227b, approvando la legge sull’eliminazione della violenza contro le donne. Meno di una settimana dopo (il 1 agosto) la casa inferiore del parlamento di Giordania ha approvato la completa abrogazione dell’articolo 308. L’emendamento del codice penale di Giordania deve ancora andare in “aula superiore” nominata per approvazione sulla richiesta che, la firma del re diventi legge. Il 16 agosto, il parlamento del Libano ha abrogato l’articolo 522 , consentendo ai rapitori di sfuggire all’azione penale sposando la vittima e concedendo “una scappatoia” nei reati relativi al sesso con minori  tra i 15-17 anni, includendo la seduzione a fare sesso, di una ragazza vergine se preceduta da promessa di matrimonio.

(Fonte: Rothna Begum)
aljazeera

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Indonesia: L’Hasba Bill ‘minaccia le minoranze religiose.

Una nuova bozza di legge, rafforza la blasfemia discriminatoria.

HRW indonesia

(Jakarta) – Il governo indonesiano,  non dovrebbe accettare un progetto di legge per protezione dei diritti religiosi, se questo è in grado di  rafforzare le norme esistenti, le quali discriminano le minoranze religiose, ha dichiarato oggi Human Rights Watch.

Il disegno di legge sulla protezione dei diritti religiosi, si prevede sarà davanti al parlamento entro la fine del 2017, sancisce sia la legge basiva sulla blasfemia di Indonesia, sia i decreti sia proibiscono alle minoranze di costruire case di culto. Il progetto di legge impone, a una qualsiasi religione, criteri eccessivamente ristretti, che impongono un riconoscimento statale, aumentando i poteri dei forum ufficiali di armonia religiosa (Forum Kerukunan Umat Beragama o FKUB).”

Il disegno di legge per i diritti religiosi erroneamente indicato non è altro che una ripetizione di regolamenti altamente tossici contro le minoranze religiose in Indonesia”, ha dichiarato Andreas Harsono , ricercatore senior dell’Indonesia. “Il governo indonesiano dovrebbe abolire tali regolamenti discriminatori, anziché raccoglierli sotto l’impiego cinico di” protezioni religiose “.

  pdf_ Bozza di legge “protezione dei diritti religiosi” (Traduzione non ufficiale)

 

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Muore detenuto, Liu Xiaobo.

Liu Xia

Il premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, è morto in custodia detentiva, senza avere più gustato la libertà.
La notizia della sua morte è stata accolta con un’ondata di dolore in tutto il mondo, con grande rabbia per il trattamento brutale che, la Cina ha adoperato nei confronti di questo scrittore e filosofo, anche nei suoi ultimi giorni.
Liu Xiaobo è stato un campione della nonviolenza e dei diritti umani. La sua lotta per il rispetto dei diritti umani e la democrazia, continuerà a vivere, quanto il suo ricordo. L’obiettivo attuale, è liberare sua moglie Liu Xia, oltre alle pressioni per la liberazione di ogni persona, ingiustamente detenuta in Cina.

Leggi l’intero articolo, alla pagina https://www.hrw.org/news/2017/07/13/china-democratic-voice-liu-xiaobo-dies-custody

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Vietnam: Gli attacchi nei confronti degli attivisti e blogger per i diritti umani, devono cessare.

Giugno 2017 asia vietnam

(New York, 19 giugno 2017) – Blogger e attivisti vietnamiti per i diritti umani, vengono picchiati, minacciati  e intimiditi impunemente, ha riportato Human Rights Watch, in un rapporto pubblicato oggi. Il governo vietnamita, dovrebbe ordinare la fine di questo genere di attacchi e punire i responsabili. Anche i  governi donatori, dovrebbero chiedere alle autorità vietnamite di porre fine a tale repressione che, limita la libertà di espressione su Internet, nelle manifestazioni e sopprime ogni discorso di pace, con conseguente  danno all’opera di attivismo in genere.

Il rapporto di sessantacinque pagine, “Non è un paese per gli attivisti dei diritti umani: assalti a blogger, attivisti e alla democrazia in Vietnam” mostra trentasei episodi in cui, uomini sconosciuti in abiti civili, hanno aggredito e picchiato blogger e attivisti per i diritti, tra gennaio 2015 e aprile 2017, provocando spesso gravi lesioni. Molte vittime hanno riferito che, gli episodi di percosse, si sono verificati alla presenza della polizia in uniforme, senza nessun intervento da parte di questi ultimi.

“E ‘già abbastanza grave che gli attivisti in Vietnam abbiano finora rischiato la prigione, per avere esposto il proprio pensiero, ma ora rischiano la vita ogni giorno, solo per esercitare i loro diritti di base”. Questo, è quanto detto da Brad Adams, direttore per l’Asia di Human Rights Watch. “Il governo vietnamita deve mettere in chiaro che, non tollererà ulteriormente questo tipo di comportamento, intimando di portare a termine questa violenta campagna, contro attivisti per i diritti umani.”

Leggi l’intero articolo alla pagina https://www.hrw.org/news/2017/06/18/vietnam-end-attacks-activists-and-bloggers

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